
Insieme a 5 minuti di in moto al passo Tangalangala e a 25 secondi di panorama dalla vetta dell’Everest, ho trovato tre minuti shock filmati da un giornalista romeno, in cui si vedono soldati cinesi sparare su pellegrini tibetani che salgono in fila sulle nevi per arrivare oltrefrontiera in India per visitare il Dalai Lama in esilio. Turisti spensierati e reporter di guerra a un clic di distanza, cose molto lontane da noi che hanno un contrasto fortissimo in quello scenario immacolato, attutito e splendente.
Il 18 febbraio si celebrerà in Tibet e in alcune zone del Nepal la festa del nuovo anno buddhista chiamata Losar (da “lo”, che significa anno e “sar” che vuol dire nuovo) secondo il calendario tibetano.
Quando la religione Bon era diffusa in Tibet ogni inverno veniva celebrata questa festa per placare gli spiriti protettori della terra. Dopo l’arrivo del buddhismo, nel sesto secolo d.C., la nuova religione inglobò parte delle antiche credenze e tradizioni e dal tredicesimo secolo la festa di Losar viene celebrata in coincidenza con il primo mese lunare.
Il 29esimo giorno del dodicesimo mese lunare viene celebrato il festival di Gutor per scacciare gli spiriti, durante il quale i lama si esibiscono mascherati in danze rituali e vengono presentate offerte.
Durante il Losar le donne avvolgono una sciarpa bianca attorno a un albero per placare i naga, i demoni serpenti, e ognuno si augura “Tashi Delek”, buona fortuna. I monaci pregano per la salute del Dalai Lama e fanno danze in suo onore dopo aver discusso di filosofia buddhista.
Sembra una tappa di montagna del Giro d’Italia? Non proprio, siamo in Tibet e la foto è tratta da Bikeadventures, un’associazione che organizza viaggi in bicicletta piuttosto avventurosi tipo appunto Himalaya, Patagonia, Corsica…Qui ho trovato parecchie foto della “spedizione” in Himalaya, e secondo me sono bellissime.

Su Chinadaily potete vedere le immagini di piazza Tiananmen, a Beijing, decorata in vista delle celebrazioni per il National Day, che si terrà il 1 Ottobre.
Singolare la scelta della decorazione, una ricostruzione in miniatura del Potala, il palazzo del Dalai Lama a Lhasa, in Tibet. Singolare a causa del fatto che il governo cinese non è affatto clemente con la cultura e la tradizione del popolo tibetano e con il Dalai Lama, notoriamente in esilio in India dal 1959. Forse però tanto strano non è, se si considera la pressante campagna di promozione turistica di cui è fatto oggetto il Tibet ultimamente in Cina, e che ha raggiunto il suo apice con l’apertura, a luglio, della ferrovia dalla Cina a Lhasa.

State programmando un viaggio in Nepal? Vi segnalo un link a un tour operator di Kathmandu, sperimentato personalmente con successo.
FriendshipNepal organizza viaggi in tutto il Nepal, dai templi della valle di Kathmandu alla foresta ai trekking sull’Himalaya.
In più, se volete approfittare della vicinanza per visitare il Tibet o il Bhutan, potete chiedere un preventivo personalizzato, stando sicuri della disponibilità a soddisfare ogni vostra richiesta. E se per caso doveste avere qualche problema durante il vostro viaggio vi posso assicurare che cercheranno in tutti i modi di risolverlo: a me è successo di capitare nel bel mezzo di una sollevazione popolare, con tanto di barricate di fuoco sulle strade, mentre andavo in aeroporto; incredibile a dirsi, ma siamo riusciti a non perdere l’aereo grazie al loro provvidenziale intervento.

La foto mozzafiato arriva da My Himalayas, una cena in tenda alle pendici del Pandim. La regione è quella del Sikkim, conteso a lungo come il vicino Tibet e ora riconosciuto come lembo estremo d’India al confine con la Cina. Il Sikkim è una delle zone un pò fuori mano che vi potrebbe far visitare Adventure Treks Nepal, tour operator e agenzia di servizi per viaggiatori che ci scrive da Thamel, Kathmandu, Nepal per reclamizzare i propri safari, trek e viaggi sportivi in Tibet, Bhutan e India.

Riprendo a circa due mesi di distanza un post di Michele sulla ferrovia che dal primo di luglio collega Lhasa con le più importanti città della Cina.
Sono tornata da poco proprio dal Tibet (qui trovate qualche foto), una terra dura, ma permeata di una religiosità e di un fascino senza pari, in cui il legame con la spiritualità buddhista è percepibile nell’aria che si respira.
Ho avuto l’occasione parlare a lungo con diverse persone di origine tibetana (a Lhasa cominciano ad essere in minoranza, a causa dell’intensiva politica di colonizzazione da parte della Cina) che mi hanno confermato la tendenza. Specie negli ultimi due mesi il numero di cinesi che visitano il Tibet o, grazie alle agevolazioni del governo di Beijing (incentivi fiscali, stipendi superiori a quelli percepiti dai tibetani, minori restrizioni sulla politica delle nascite, etc…), si stabiliscono a Lhasa, è aumentato notevolmente e questo anche grazie alla ferrovia che porta ogni giorno circa 300 passeggeri. Persino le visite al Potala, l’immenso e meraviglioso palazzo del Dalai Lama (che, dal 1959, è in esilio in India), dallo scorso luglio sono strettamente limitate a un’ora (le guardie cronometrano il tempo che ci passi dentro, ho calcolato che puoi stare non più di due minuti e mezzo in ogni cappella) ed è necessario prenotare il biglietto almeno un paio di giorni prima (ma non è detto che si trovi). Ma questo non è nulla in confronto a ciò che stanno diventando le strade di Lhasa, una specie di piccola succursale di Shanghai, con il rischio (forse più che un semplice rischio) di veder scomparire la cultura e la tradizione tibetana, schiacciata dall’immensa emergente potenza cinese.
Ci sono i viaggi in treno leggendari come l’Orient-Express e la linea Transiberiana. Oppure viaggi in treno nascosti nel profondo dell’Africa come il Dakar-Bamako.
Poi ci sono quelli del nuovo mondo. Negli States? No! In Australia? No!
Dove? In Cina!
E’ stata inaugurata il primo luglio la nuova tratta ferroviaria che collega la Cina al Tibet. Il treno, un T27 ha lasciato la stazione di Pechino per tagliare in diagonale il Paese e raggiungere, in 48 ore, Lhasa, capoluogo tibetano. Con il suo picco massimo di 5.072 metri, la nuova strada ferrata supera di circa 200 metri la linea peruviana Lima-La Oroya, strappandole il primato di ferrovia più alta del modno. Per realizzare la tratta ci sono voluti poco meno di sei anni e circa 4,2 milioni di dollari.
A bordo del convoglio, in grado di trasportare 300 unità, i passeggeri potranno usufruire di ristoranti, di una carrozza multimediale, sauna e massaggi.
Si parte dalla West Railway Station di Pechino, il viaggio dura circa 48 ore ad una velocità media di punta di 160 km/h ed attraversa città come Shanghai, Guangzhou and Chengdu… Per un totale di 4064 km!
Biglietti per le ferrovie cinesi si possono acquistare qui: si parte con 119,00 $. Sola andata?

National Geographic ha uno slideshow con le immagini premiate alla Banff Mountain Photography Competition, vinto dal neozelandese Mead Norton con l’immagine che vedete: Prayer Offerings on the Shore of Namtso Lake, Tibet.
Il quotidiano malese My Star pubblica un pezzo “dovuto” per la visita dell’esploratore cinese Wong Ho, collaboratore di lunga data del National Geographic, oltre che fondatore e presidente del China Exploration and Research Society, ONG con sede a Hong Kong.
Wong Ho esprime un parere favorevole riguardo al progetto faraonico della diga piu’ grossa al mondo, il Three Gorges Dam, che sarà finito nel 2009 e sul quale non sono in grado di raccontare molto. Leggo che aprirà per sei mesi l’anno alcune regioni centrali della Cina ai cargo di grossa stazza, che finirà per sommergere siti archeologici e comporta l’esodo pianificato epr quasi due milioni di persone, che da sempre convivono con le inondazioni dello Yangtze.
Per farvi invece un’idea dei progetti cui lavora il China Exploration and Research Society, vi rimando alla sezione Projects del loro sito (le altre pagine non sono molto interessanti). Nella foto uno dei loro progetti in Tibet,occupato dalla Cina, per il recupero e la sopravvivenza del mastino tibetano.