Forse il nome di questo pittoresco borgo della provincia di Arezzo vi ricorda una celebre opera di Leonardo da Vinci, che nel 1500 dipinse (la storia è complicata, dato che poi intervenne il Vasari…) una parete intera del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. La cittadina di Anghiari, la cui pianura fu teatro del sanguinoso scontro, si erge sulla cima di una collina (con una strada di origini romane in fortissima e dritttissima discesa che scende fino a San Giustino) e risplende dei lavori di valorizzazione delle mura realizzati negli ultimi anni.
Trovare un parcheggio non è certo difficile: lasciate l’auto - senza pagare ticket - lungo il viale di platani che precedete il grande teatro cittadino oppure arrivate fino in piazza Garibaldi, dove le strisce blu vi permetteranno di posteggiare a pochi metri dalle principali attrazione di Anghiari. Una volta abbandonato il veicolo dovete soltanto attraversare la ripida strada per entrare nell’ufficio informazioni e recuperare una mappa e qualche indicazione sulle tappe della vostra passeggiata nel Medioevo toscano.
Vi verrà sicuramente consigliato di visitare il piccolo museo ospitato a Palazzo della Battaglia. Si tratta di una raccolta di reperti provenienti dai tantissimi siti archeologici e dai numerosi palazzi e castelli antichi che sono disseminati nei dintorni: pezzi di ceramica, monete romane e medievali, fucili e pistole. Inoltre il terzo piano del museo è dedicato alla Battaglia di Anghiari, con una ricostruzione della vicenda e una approfondita spiegazione del lavoro di Leonardo.
Continua a leggere: Splendida Toscana: cartoline da Anghiari

Dal caffè Meravigliao al Bunga Bunga; il passo è breve se state nel commercio, visto che vi ritrovate con un marchio famoso e riconoscibile a gratis, e questa volta, a differenza dell’artigianale marchio di Arbore, addirittura a livello mondiale, grazie alle gesta del nostro Presidente. Direi che fosse inevitabile, e a questo punto, vista l’attenzione ottenuta da questo Bar e Pizzeria di Londra, mi aspetto che altri bar, pizzerie, hotel e night club marchiati Bunga Bunga spuntino un po’ ovunque. It’s business baby, e se qualcuno avesse pensato a registrarlo, chissà le royalty….
Il Bunga Bunga a Chelsea; il locale aperto in una zona popolare di Chelsea da poco più di un mese, alla fine non è niente di più che un Bar e Pizzeria, che al primo piano è anche Karaoke; insomma il classico locale italiano a Londra, se non fosse per la furbata del nome. Di conseguenza tanti poster con Colosseo, Torre di Pisa e Berlusconi, la Vespa e la Cinquecento (chissà se c’è anche il mandolino?); tutto lo sterotype per ricreare un’immaginaria atmosfera italiana (sul tipo delle 4 parole per descrivere l’Italia).
Bar, Pizzeria e il tocco di classe ne seguito, foto | Ewan-M.
Continua a leggere: Il Bunga bunga bar pizzeria a Battersea Bridge Road Londra
Va che roba: stamattina controllo la posta, e trovo un’email di Gridskipper con in bella mostra una classifica di buoni ristoranti francesi e, sorpresa, una foto di un ristorante dove sono stato (per caso, lo ammetto!) in quel di Parigi.
Trattasi di Vivant, che scopro essere, sulla rete, abbastanza famoso. Io, mea culpa, non lo segnalai dopo la mia personale esperienza, perchè, ehm, dimenticai di annotare nome e indirizzo. Ricordo però di aver pranzato divinamente spendendo tutto sommato non molto, circa 40 euro a persona.
Cucina francese e italiana (abbondano salumi, formaggi e ottimi vini), atmosfera da bistrot più che da ristorante, e prezzi umani: cosa chiedere di più? Per non fare la mia stessa fine, segnatevi l’indirizzo: 43 rue des Petites Ecuries, che trovate qui su Google Maps.
Foto | Canonshot Mole

Eccovi un luogo stupendo ed originalissimo, situato in un profondo fiordo bagnato dall’oceano sull’isola australiana della Tasmania, dove trascorrere una notte ammirando la costa e le strutture di un museo. Siamo a Berriedale e il museo in questione si chiama Mona (Museum of Old and New Art): la sua valenza turistica non riguarda tanto le opere esposte (senza offesa, ma non sempre sta roba è di facile approccio..) quanto piuttosto la struttura stessa e l’offerta ricettiva che vi è stata costruita intorno.
Infatti, oltre agli spazi espositivi affacciati sull’ultimo tratto del fiume Derwent che ospitano opere d’arte più o meno pregevoli, il museo privato (il più grande d’Australia, inaugurato a gennaio) mette a disposizione dei turisti alcuni originali alloggi: 8 padiglioni, appoggiati sulle rive del fiume, dotati di sauna, cucina, lavanderia, internet e piscina infinity.
Si chiamano Roy, Robin, Esmond, Walter, Sidney, Arthur, Brett e Charles e sono stati realizzati nel 2010 per accogliere i visitatori del museo e della vicina città di Hobart. Per chi vuole godersi al meglio le proposte del Mona, ci sono pacchetti che prevedono pernottamento, colazione, degustazione di birra e visita al museo: i prezzi partono da 750 dollari a notte.
Chi non soffre di vertigini e apprezza le altezze vertiginose deve assolutamente mettere in programma una sosta sull’Euromast di Rotterdam. Nella città portuale olandese si trova infatti questa imponente torre, alta 185 metri e costruita nel 1960 in occasione della prima Floriade, una mostra internazionale di fiori (ricordatevi che siamo in Olanda!).
Il nome della struttura Euro- Mast, richiama l’Europa e l’albero di una nave, due riferimenti importanti per la città. La postazione del capitano, così indicano la terrazza coperta che si trova a 100 metri di altezza (e da cui la vista può spaziare per ben 30 chilometri, nebbia permettendo), ospita il ristorante e due lussuose suite panoramiche.
Trascorrere una notte a 100 metri di altezza, con un panorama unico su Rotterdam, costa 385 euro, ma con questa cifra si guadagna il diritto ad una ricca colazione (al ristorante o in camera) e ad un bottiglia di champagne.
Foto | selmerv, risastla, Tim Sträter

Guardando verso il basso dai 282 metri della terrazza del 1-Altitude la grande Singapore Flyer sembra la ruota panoramica di una festa paesana! Se dunque non temete l’altitudine, non sapete cosa siano le vertigini e, soprattutto, avete la possibilità di fare una sosta a Singapore, non perdetevi questo bar ristorante super terrazzato, che da solo varrebbe una visita alla metropoli.
Il 1-Altitude può probabilmente essere incluso nella lista dei bar più spettacolari del mondo, complice anche la presenza, poco più in basso, delle numerose quanto strabilianti attrazioni realizzate a Marina Bay, nella zona del porto: lo Sky Park, l’Helix Bridge, il Museo dell’arte e della scienza…
Il locale si sviluppa tra il 61esimo e il 63esimo piano dell’edificio noto come One Raffles Place e dal tetto promette una esplorazione a 360 gradi che spazia sui 20 edifici più importanti e sulla parte vecchia della città. Per accadere alla super terrazza si paga un biglietto di 25 dollari (14 euro) fino alle 17 e 30 e di 40 dollari (23 euro) fino alle 22.

La cucina italiana da sempre è di casa a New York, solo che, se la state cercando a Manhattan, probabilmente evitereste di cercarla a Little Italy, guscio vuoto dall’anima cinese che, delle italiche tradizioni, mantiene solo il nome. Ma se avete seguito le peregrinazioni di Carmine a Manhattan in cerca di una vera pizza italiana, forse vi sarete accorti che qualcosa sta cambiando.
Infatti qui, sulla Mulberry Street tra Broome e Canal (tutto quello che rimane della vecchia Little Italy), negli ultimi tempi hanno aperto diversi importanti ristoratori che propongo i piatti della cucina italiana, rivisitati e modernizzati, per incontrare il gusto dei palati più esigenti. Insomma, anche in questo caso, si tratta di un’evoluzione che, trova le sue radici nella nostra cucina povera, ma si è evoluta, tanto da insidiare il più ricco mercato delle cucine stile Michelin, tradizionalmente occupato dalla cucina francese.
Ed anche lo stesso proprietario e cuoco Rich Torrisi chiarisce che non si tratta della tradizionale cucina italiana, ma della sua naturale evoluzione in terra americana; resta il fatto che in questo momento il maggior esponente di questa nuova moda è proprio il Torrisi Italian Specialtis, preso d’assalto dai newyorchesi, in buona compagnia con il Rubirosa, per alcuni la miglior pizzeria di Manhattan.
Via Los Angels Times.
Foto | Dschwen.
New York non è solo Manhattan, anche se per chi visita la città per la prima volta questa è una cosa dura da credere: le luci, i negozi e la skyline di Manhattan monopolizzano l’attenzione di tutti i visitatori.
Bene, per convincervi che la città va oltre Mannahatta - è così che i nativi chiamavano l’isola - potete provare una cena all’Alma Restaurant, piccolo ristorante di Brooklyn.
Perchè proprio qui? Beh perchè il cibo - messicano - è decisamente buono, e perchè dalla terrazza panoramica si gode uno stupendo panorama (appunto) su Manhattan, grattacieli, Statua della Libertà eccetera. Attenzione però, perchè, a meno che non siate in un gruppo di almeno 12 persone, non è possibile prenotare un tavolo in terrazza, quindi vale la sola regola del chi prima arriva meglio alloggia.
Foto | Lee Gillen
Immaginate di trovarvi in vacanza a Parigi e di aver voglia di un break dopo le visite culturali e i viaggi in metropolitana. Magari facendo un giro in barca a remi, passeggiando in un bosco e pranzando sulla terrazza di uno chalet affacciato sul lago. Tutto questo è possibile se riuscite a trovare lo Chalet des Iles, un ristorante collocato in un contesto straordinario.
La struttura in legno ha una sua storia particolare: Napoleone III lo fece smontare in Svizzera e portare sull’isoletta del Bois de Boulogne, in omaggio alla sua sposa. Qui c’era il caffé letterario frequentato da Proust e Zola.
Se volete raggiungere lo Chalet in bicicletta, sappiate che proprio davanti all’ingresso c’è la stazione del Vélib’, il servizio pubblico di noleggio bici.
Le Chalet des Iles: Lac inférieur du bois de Boulogne, Porte de la Muette, Parigi.
Continua a leggere: Chalet des Iles: un fantastico ristorante sul lago a Parigi

San Gimignano è uno dei posti più affascinanti della terra, c’è poco da fare. A pensarla così sono in molti e, questo pensiero è supportato da carovane di turisti che ogni anno affollano le stradine del borgo. Come accade spesso però, trovare un buon posto dove mangiare in una meta così gettonata non è impresa facile.
La mia ultima scoperta è il Fuori Porta, manco a dirlo, appena fuori dalle mura della cittadina, in via Roma al numero 6. Dal centro del borgo ci si arriva in un attimo e, qualche centinaio di metri in più dopo le sgroppate da buon visitatore, non faranno altro che aumentare la fame.
Il ristorante è molto grazioso, con una bella sala interna e una veranda ampia e ventilata. La carta è tutta, giustamente, legata alla tradizione toscana e, giusto per non farvi venire idee balzane, soffermatevi principalmente sulla voce ‘carne’.
Lo chef, Ugo, cucina di tutto ma, il meglio, lo troverete ordinando tagliata alla senese, con pomodorini e rucola, bistecchina, grigliate o fiorentina. Un contorno di verdure saltate mette a posto la coscienza meglio delle patatine fritte ma se invece volete giocare pesate e partire da antipasti, un’apertura con crostini o antipasto misto toscano, basta e avanza. Sui primi, avventuratevi oltre le portate classiche tra lasagnette e pappardelle al cinghiale: osate con i risotti, non deluderanno.
La carta dei vini si sofferma chiaramente a una sola lettera: la C di Chianti. E non vedo come potrebbe essere diversamente, niente è meglio che bere un vino prodotto a una manciata di chilometri dal ristorante. Non garantisco sui vini della casa ma con una ventina di euro vi porteranno al tavolo un Chianti Riserva o Superiore dei Colli Senesi, profumato e dal gusto intenso che vi immobilizzerà alla sedia.
Continua a leggere: Dove mangiare in Toscana: Fuori Porta a San Gimignano