Se vi trovate ad Amsterdam e vi viene voglia di mangiare come in una tipica taverna basca date una occhiata, anzi un assaggio, al ristorante “La Oliva - pintxos y vinos“, che sembra promettere decisamente bene.
I pintxos (o pinchos) del nome altro non sono che mini-sandwiches tipici delle regioni del nord della Spagna, che vengono di solito serviti come stuzzichini con un aperitivo ma che possono anche diventare, grazie all’inventiva di chi li prepara, un pranzo originale (diciamo che dipende dal loro numero!), cosa che li rende accomunabili alle tapas, più diffuse al sud ed in particolar modo in Andalucia. Preparatevi quindi ad assaggiare qui e lì, accompagnando il tutto con un buon vino spagnolo, con ogni probabilità tinto (rosso) e volendo con tortillas, zuppe e frutti di mare.
Due cose che non guastano mai, poi, riguardano i prezzi, che a giudicare dai menu (lunchkaart e dineerkart sul sito del ristorante) sono abbordabili e la location: il ristorante è infatti a due passi dalla stazione centrale (mappa) cosa che lo rende a portata di itinerario turistico.
Foto | Wikimedia Commons
In quel di Dubai potrete trovare ristoranti di ogni sorta con l’eccellenza a farla da padrone. Sushi, nouvelle cousinie, cucina italiana. Non si tratta di ‘cloni’, bensì di originali ‘importati’ a suon di petrodollari nella ‘perla del deserto’ dove la qualità è davvero indiscutibile.
Ma sebbene possa sembrare un paradosso, mangiare cucina araba e saggiare l’atmosfera mediorientale, stile ‘mille e una notte’, può essere un’esperienza difficile da provare. Per quanto mi riguarda, ho faticato un po’ a trovare un posto che avesse queste coordinate ma dopo insistenti ricerche sono stato ricompensato, andando a cenare al Al Hadheerah, un ristorante all’aperto situato alle porte del deserto.
Dopo una giornata in giro per Dubai, tra grattacieli e strade a otto corsie, Al Hadheerah vi sembrerà un altro mondo. All’ingresso di quello che rassomiglia in tutto ad villaggio realizzato su un’oasi nel deserto, troverete bazar di spezie e di frutta. Il souk si estende anche all’interno con cincaglieria varia, alla quale darete però sicuramente poco peso, catturati dai profumi che provengono dall’area cucina. Gli chef cucinano dal vivo e sotto i vostri occhi, prelibatezze di carne e di pesce, cotte alla griglia e poi kebab(autentici), salse ed altre decine di pietanze gustosissime delle quali non è necessariamente il caso di conoscere ogni ingrediente.
Continua a leggere: Al Hadheerah, una cena alle porte del deserto di Dubai

Qualche tempo fa vi avevo segnalato un nuovo albergo a Berlino, il Casa Camper. Ora torniamo da quelle parti perché proprio al piano terra dell’hotel è stato aperto un nuovo ristorante, spagnolo.
Si chiama Dos Palillos e sembra riuscire a far convivere la tradizione culinaria asiatica con quella iberica, pur trovandosi in Germania. Si tratta di un locale semplice nell’arredamento e non molto grande, dato che conta su 45 coperti soltanto. Ma l’aspetto più importante, quello della qualità del cibo, sembra piuttosto garantito, dato che in cucina troviamo Albert Raurich, uno chef del ristorante El Bulli.
Pare che il nome scelto, Dos Palillos, sia un gioco di parole tra le parole spagnole e asiatiche che indicato gli stuzzicadenti e le bacchette di legno.
Via | New York Times

A Londra si usa l’espressione “man on the Clapham omnibus“, per indicare l’uomo ordinario, quello ragionevole, quello che tutte le mattine saliva sull’omnibus, che da Clapham arrivava al centro di Londra, per andare a lavorare; insomma l’antesignano del pendolare (che curiosamente a Sidney è stato traslato nel più esotico “man on the Bondi tram”). Eppure ai suoi inizi, tra il XVI e XVIII secolo, Chapham era un sobborgo ‘in’ di Londra, dove tra larghe estensioni di verde torreggiavano i palazzi dei signori.
Oggi Clapham ha recuperato parte del suo fascino, anche grazie ad un’atmosfera cosmopolita, capace di attirare la parte più giovane della middle class e turisti da tutto il modo, avendo acquistato uno tra i mood più sofisticati e trendy di Londra. Lo spirito vivace ha attirato qui una larga comunità gay e di giovani single, anche perché in zona si trovano alcune tra le più frequentate università londinesi. Tutto questo movimento ha comportato anche (ovviamente) che qui oggi si trovino un gran numero di ristoranti, bar, caffetterie e strutture ricreative di diverso tipo, tra cui Donna Margherita, dove stando alle recensioni, si può gustare la vera pizza napoletana.
“Ho finalmente trovato il perfetto e il più tradizionale ristorante napoletano a Londra: “Donna Margherita” a Clapham Junction. La pizza è paradisiaca, gli antipasti e pasta sono sorprendenti, ottimo servizio e grande atmosfera . Un’ esperienza stupenda che io e mia moglie ripeteremo al più presto!! Da raccomandare ai fan della pizza napoletana, la specialità del ristorante!” Trustedplaces.
Foto | Wolfiewolf

Consumare una gustosa cena ammirando la Torre Eiffel che si accende e sfavilla (ricordate, lo fa solo per pochi minuti al cambio dell’ora) dall’alto di un tetto - giardino, riparati da una struttura trasparente in vetro, con i tetti della Ville Lumière ai vostri piedi.
È più o meno questa l’offerta della Art Home, situata sul tetto del Palais de Tokyo di Parigi: tra la terrazza e il giardino è stata allestita la sala da pranzo (o da cena, dipende dall’ora…) progettata da Nomiya. Una esperienza gastronomico turistica che però deve fare i conti con i pochi posti disponibili, solo 12, ma che promette un menù in cui non manca il bicchiere di champagne finale. I menù per il pranzo e la cena vanno da 60 a 80 euro: la prenotazione, da fare online, è consigliata.
L’Art Home si trova al numero 13 di Avenue du Président-Wilson e dispone anche di un proprio ristorante normale, il Tokyo Eat.
Foto | Flickr

Siete ancora in panne alla ricerca di un regalo per il prossimo 14 febbraio? Ecco un suggerimento utile nel caso il vostro partner ami viaggiare e trascorrere weekend fuoriporta. Si chiamano SmartBox e sono dei buoni per viaggi e weekend che danno diritto a passare una o due notti in una delle strutture che aderiscono all’offerta.
Si può scegliere tra: La Magia di una notte (449,90 euro), un soggiorno di una notte per due persone con cena e prima colazione in 25 dimore Relais & Chateaux in Italia, Francia, Grecia, Malta: castelli dall’atmosfera fiabesca, residenze d’epoca dal fascino immutato, hotel prestigiosi in cui l’ospitalità diventa vera e propria arte dell’eccellenza in un percorso affascinante alla scoperta di territori tanto lontani quanto vicini nell’eleganza e nella raffinatezza. Due notti e una meta (189,90 euro), due notti per due in 60 hotel Best Western immersi nella suggestione dei più belli paesaggi italiani. Fuoriporta con Gusto (94,90 euro), 70 soggiorni a scelta per due persone, dedicati a chi sa abbinare i sapori autentici della buona tavola all’irresistibile profumo della natura, alla scoperta di sapori, di profumi, di tradizioni ormai lontani.
Continua a leggere: Idee regalo per San Valentino: gli SmartBox, voucher per viaggi e weekend

Alcuni locali di Amsterdam dove si mangia tricolore, consigliati da Amsterdam Hotspots.
L’Angoletto, una delle gemme nascoste di Amsterdam, questo piccolo locale italiano si trova letteralmente in un angolo nel quartiere Pijp. Pizza, pasta ed antipasti che si mangiano su lunghe tavolate di legno, sempre che si abbia la fortuna di trovare un posto.
Pasta e Basta, dove i camerieri vi servono accennando le arie delle opere più famose. Tipico dei film macchietta sugli italiani, ma se è quasi d’obbligo prenotare con anticipo, qualche motivo ci sarà.
Pastini, che serve i suoi piatti di pasta in una piccola casa d’angolo lungo il canale, con una splendida vista del Keizersgracht (se ci capitate d’estate cercate di mangiare di fuori). Tutte ricette originali con ingredienti freschi a prezzi ragionevoli.
Foto | Bert K.
Magari l’avete conosciuto come il Bank of America Center, ma adesso il secondo grattacielo per altezza di San Francisco ha cambiato proprietà e nome diventando il 555 California Street Building. Come racconta uno degli architetti che ne hanno disegnato lo skyline l’ispirazione venne da un poster dei una formazione rocciosa delle Cascade Mountains che faceva bella mostra di se in un club della città.
Ma a noi questo grattacielo interessa per un’altra sua qualità; dall’alto dei 238 metri (il Transamerica Pyramid ne misura 260 di metri) della sua cima si possono scattare splendide fotografie della città e della sua baia. Questa è stata prese dall’interno della Carnelian Room spazia fino alla baia, trapassando il Transamerica e il Coit Tower ( e se guardate bene verso destra notate anche i moli tra i quali ci dovrebbe essere anche il numero 39 che ospita i leoni marini).
Fino al 1° gennaio di quest’anno si potevano scattare foto come questa entrando nel ristorante, The Carnelian Room appunto, che però dopo 40 anni di attività ha chiuso i battenti causa crisi economica. Per il futuro ancora niente è stato deciso, ma se capitate a San Francisco, entrate nella hall del grattacielo, entrando indifferentemente da California o da Pine Street, e provate a vedere se l’ascensore veloce ferma ancora al 52° piano.
Una magnifica e imponente casa in legno e pietra, costruita nel 1427 ai piedi della cattedrale di Strasburgo, ospita oggi un albergo ristorante, la Maison Kammerzell, che può essere un interessante luogo di sosta durante la vostra prossima visita dell’Alsazia, magari in concomitanza con gli stupendi mercatini di Natale di questa regione. Dietro ad una facciata di legno scolpito che è tra le più affascinanti della città troverete ambienti molto caratteristici e una proposta gastronomica legata alla tradizione alsaziana, con una inevitabile e ricca presenza di birre e ottimi vini.
Un grande ristorante con 360 coperti, di cui 150 in terrazza (aperto dalle 12 alle 14 e 30 e dalle 19 alle 23) dove gustare le proposte dello chef Hubert Lépine e ammirare tanti locali stupendamente affrescati e decorati: la Sala del Vescovo e dei Vignaioli, l’Alcova, la Sala della Cattedrale e quella, adornata da volte a crociera, dedicata a Léo Schnug, colui che decorò il Castello di Haute Koenigsbourg.
I prezzi, che trovate qui, non sono esattamente popolari (considerate 35/40 euro per un buon pasto), quindi mangiate molto lentamente per apprezzare fino in fondo l’atmosfera e la storia di questo ristorante, senza dimenticare di concedervi almeno un bicchiere del buon vino di queste zone.
Foto | Flickr

Un giorno è troppo poco per visitare una città, ma volendo sfruttare l’occasione di un viaggio di lavoro, mi sono fatta bastare anche la mezza giornata libera che mi sono ritagliata a Catania, dove ho girato “a casaccio”, avendo come punto di riferimento la centralissima via Vittorio Emanuele II. E girando, proprio dietro il Duomo con l’icona della città (il celeberrimo elefantino), sono capitata in piazza Mazzini.
L’antica piazza di San Filippo, oggi Mazzini, era destinata a ospitare il mercato e pertanto venne caratterizzata da una sequenza di botteghe affacciate su quattro portici, sorretti da 32 colonne proveniente da una basilica romana rinvenuta nei pressi del Convento di Sant’Agostino. Ogni angolo è occupato da un palazzo nobiliare di gran pregio: Palazzo Asmundo di Gisira (angolo sud-est), Palazzo Peratoner (angolo sud-ovest), Palazzo Gagliani (angolo nord-ovest), Palazzo Scammacca della Bruca (angolo nord-est). Quest’ultimo è l’unico che mantiene il suo assetto originario con i tre livelli dei magazzini, del piano nobile affacciato sulla balconata sorretta delle colonne dei portici, e dei mezzanini. Gli altri tre palazzi sono stati rimaneggiati e hanno subito ulteriori sopraelevazioni tra il XIX secolo e il secondo dopoguerra. SiciliaSud.
La piazza mi è piaciuta parecchio, e fidandomi del mio naso mi sono seduta alla trattoria I Vecchi Sapori (un locale burro e sugo come diciamo a Roma), proprio sotto uno di questi storici palazzi. Dovendo lavorare non ho potuto che ordinare un piatto unico, ma ne è valsa la pena; mi sono sbafata un abbondante piatto di spaghetti al nero di seppia; se dico nero però non rendo bene. Nero, nero, nerissimo, letteralmente affogato nel nero; uno spettacolo per gli occhi ed una prelibatezza per il palato. Anche se il mio è stato un misero pasto (12 euro compreso pane e vino della casa), ho voluto fare i complimenti al proprietario ed ho compatito i due turisti francesi al mio fianco, che a Catania, hanno avuto il coraggio di ordinare una carbonara.