
Di certo non ci partirete apposta dall’Italia, ma se vi trovate a Bruxelles in occasione del prossimo San Valentino (o in ogni caso entro sabato 14 dicembre 2013) potete provare l’emozione di cenare sul ristorante ambulante allestito all’interno dei vagoni di un modernissimo tram.
Si chiama Tram Experience e dal 14 febbraio 2012 partirà da place Poelaert per una esperienza gastronomica vagante della durata di 2 ore: dal martedì al giovedì si parte alle ore 20; il venerdì e il sabato alle ore 19 e alle 21.30; la domenica alle ore 12. 34 i coperti disponibili al prezzo unico tutto compreso 75 euro.
Il menù, che risalterà sugli allestimenti completamente bianchi del tram, prevede grandi classici della cucina belga (che in realtà non credo sia poi così famosa nel mondo…) rivisitati da chef stellati.
Risulta quasi impossibile annoiarsi e non trovare nulla da fare a Parigi. Ma, solo per un attimo, mettiamo che abbiate in programma una sosta in città nel weekend del 21 e 22 gennaio 2012. Se avete già visto tutto quello che vi interessava, visitato ogni museo, percorso ogni vicolo. Oppure se siete semplicemente delle buone forchette e degli appassionati della meravigliosa cucina bretone, non perdetevi il piccolo evento intitolato Fête de la Coquille, dove la conchiglia in questione è la Saint-Jacques, o come dicean tutti la capasanta.
L’iniziativa è organizzata - per il sesto anno - dall’ufficio turistico della Côtes d’Armor, una affascinante zona della Bretagna, e prevede la degustazione dei prelibati frutti delle lande oceaniche, delle eccellenze culinarie (tra cui le ottime crepese salate) e del delizioso sidro.
Anche se vi parrà strano degustare prodotti bretoni su una collina parigina, dovrebbe valere la pena partecipare a questo estemporaneo momento di folclore: quando vi capiterà più di mangiare Saint-Jacques e crepes bretoni innaffiate dal sidro ammirando Parigi dall’alto?

Una delle attrazioni culturali più gettonate di Parigi l’Opéra Bastille, il grande auditorium che si trova vicino alla fermata Metro Bastille in Rue de Lyon 34; forse non tutti sanno che sì, ci si può andare per uno dei concerti in cartellone, ma qui organizzano anche dei tour per visitare il foyer e gli spazi backstage che di solito non sono aperti al pubblico.
La visita guidata dell’Opéra costa 12 Euro per gli adulti, 10 Euro per i minori di 25 anni e 6 Euro per i bambini sotto i 10 anni; ma se non avete tempo per fare giri lunghi o semplicemente vi trovate per caso in questa zona della città, potete venire qui per un panino e via.
Infatti da un po’ di tempo molti parigini, e qui entrereste in un costume locale, vengono allo Studio de l’Opéra Bastille (entro le 14.30) per assaggiare uno degli ottimi sandwich che preparano qui e che costano 5 euro; una cifra più che accettabile se si considera che poi si può gustare il tutto comodamente seduti in platea ad ascoltare un po’ di musica classica dal vivo.
Foto | Flickr

Un ristorante di vetro e alluminio che offre una vista panoramica sul Duomo di Milano, di cui praticamente si può ammirare il tetto: ecco a voi The Cube, un locale temporaneo - rimarrà a aperto solo fino al 26 aprile - che dopo l’allestimento di Bruxelles si ferma a Milano per poi ripartire alla volta di Stoccolma e Londra.
I suoi 150 metri quadrati possono ospitare 18 commensali, che per un conto intorno ai 200 euro avranno il piacere di degustare le proposte di alcune chef stellati michelin, che a turno animeranno le cucine. Dato che la particolare location fa venire voglia di scattare foto, The Cube mette a disposizione degli ospiti degli Ipad con cui immortalare il momento e girare video da inviarsi poi via email grazie alla rete wifi gratuita.
Bambini piccoli e animali domestici non sono ammessi, per motivi di sicurezza, ma se volete prenotare l’intero cubo per 18 amici/familiari non c’è problema: basta pagare 6 mila euro e il gioco è fatto.
Il Castello di Toblino guarda il Lago di Santa Massenza dall’alto di un piccolo sperone di roccia a forma di penisola, che si stacca dalla sponda settentrionale dello specchio d’acqua valorizzando la raccolta struttura fortificata. Siamo in Trentino, in quella Valle dei laghi percorsa dalla strada che unisce Riva del Garda a Trento evitando l’autostrada ed offrendo paesaggi suggestivi e piccoli paesi.
Il maniero, che risale al XIV secolo, ospita il ristorante Castel Toblino (ora chiuso per la pausa invernale ma perfetto per una cena estiva tra le mura antiche):
un rifugio gastronomico fatto di piatti sani, buoni, dove fantasia e creatività trovano grande spazio sia nell’abbinamento dei sapori che nella presentazione dei piatti… Grande attenzione al territorio inteso come acqua (non solo del lago) e terra (trentina); uno sguardo profondo alle tradizioni ma nessuna chiusura al nuovo che avanza. La cantina è ben fornita in qualità e quantità: si contano circa 400 etichette nazionali con valide integrazioni francesi.
Il lago ed il castello possono essere ammirati da una passerella di legno che costeggia le sponde ed anche dall’alto, prendendo la strada panoramica che sale verso Ranzo per poi perdersi nei boschi. Questo striscia di asfalto è al centro di un piccolo mistero: stando alle informazioni della Guardia forestale i navigatori, ma anche le cartine tradizionali, segnalano che proseguendo su quella strada sarebbe possibile arrivare a a Molveno risparmiando circa 20 chilometri. In realtà si tratterebbe di uno scherzo, dato che il percorso in questione terminerebbe con una strada sterrata percorribile solo con un 4×4. Possiamo solo immaginare le imprecazioni di chi si è avvenutrati fino lassù con un camper, magari sfidando il maltempo per poi trovarsi a dover fare marcia indietro!
Un ristorante talmente elegante da apparire sontuoso. Non poteva che chiamarsi Le Train Bleu, dato che si trova all’interno di una stazione, la Gare de Lyon di Parigi. Quando fu costruito, nel 1900, si chiamava Buffet de la Gare de Lyon e solo nel 1963 ha cambiato insegna in onore del treno Parigi - Ventimiglia. I 41 dipinti presenti sulle pareti e sui grandiosi soffitti rappresentano proprio il paesaggio che scorreva dai finestrini del treno in questione e questo locale da 500 posti ha fatto anche da sfondo al film Nikita di Luc Besson.
Venendo ai giorni nostri, Le Train Bleu ha previsto un menù speciale per l’imminente Capodanno, proponendo ai raffinati e danarosi ospiti un modo sicuramente particolare di trascorrere il 31 dicembre 2011. Con soli 198 euro a persona, che però non comprendono i vini, potrete assicurarvi un aperitivo di ostriche, caviale e capesante, seguiti qualche crostino di patè e da altri piatti (tra cui la simmental) che vengono chiusi da frutta varia, cioccolato con menta e tartufi al cioccolato. Se invece capitate a Parigi in concomitanza con il Natale, potete godervi la cena al Train Bleu con soli 85 euro.

12 luoghi che vale la pena di visitare di cui non avete mai sentito parlare, è il pezzo della CNN che mi ha incuriosita, e mi ha predisposta alla sorpresa. L’isola di Lord Howe in Australia, che sembra un pezzo di highlands scozzese, Tusheti in Georgia, gemellata con un paese della Marsica, Doe Bay nello stato di Washington, buona per le riprese di Breaking Down, e poi Verduno in Italia. Mai sentito, vediamo un po’ di che si tratta.
Merito dei formaggi, visto che è stato segnalato da Rob che importa formaggi europei a New York, e che per lavoro, per scoprire sempre nuovi prodotti di qualità, batte le campagne d’Irlanda, Francia, Inghilterra, Spagna ed Italia.
Una delle migliori cene della vita di Rob, da sempre in viaggio, da sempre alla ricerca delle cose buone, è stata in Piemonte, a Verduno. “Mi trovavo al Castello di Verduno, e il ristorante era semplicemente incredibile”, ha raccontato al giornalista della CNN. Ancora si ricorda dei primi piatti ricolmi di tartufo bianco, accompagnati dal Barolo, conservato nelle botti nelle cantine del ristorante (segnalato da Michelin, Espresso e Gambero Rosso).
Il Castello è anche un albergo, base ideale per un pellegrinaggio alla scoperta del cibo delle langhe piemontesi. “L’intera regione è piena di ottimo cibo, ma attenti ai cinghiali; ho quasi distrutto la mia auto quando una famiglia di cinghiali ha attraversato la strada davanti a e me. 512 abitanti, per questo paese, quasi a metà strada tra Torino (66 chilometri) e Cuneo (53 chilometri).
Foto dal sito Castello di Verduno.
Fes è il centro spirituale del Marocco, con la Medina più grande del mondo, punteggiata di tetti con le tegole in ceramica verde che richiamano il colore del paradiso; è davvero un luogo mistico. Sarà il canto forte e perpetuo degli uccelli, il suono dell’acqua che zampilla nelle fontane, le preghiere dei minareti che scandiscono il tempo, le cicogne che ti volano di continuo sulla testa, i gatti, gli asinelli, i polli e il profumo delle zagare e del coriandolo fresco. Qui se sei un turista, a furia di camminare ti viene fame spesso e l’offerta di ristoranti è ricchissima; un’esperienza davvero notevole può essere mangiare, per una volta, in un riad di lusso.
Il riad & Spa La Maison Bleue (prima gallery) è un tuffo nella tradizione locale, con i tavoli bassi e rotondi, i vetri colorati, le lampade intarsiate e i divanetti pieni di cuscini per rilassarsi mentre due musicisti tradizionali intonano canti sul suono della chitarra tipica di queste parti. La cucina qui è il Marocco più classico, con i grandi pani rotondi e spugnosi e gli antipasti multipli a base di carote con prezzemolo e aceto, la mousse di cavolfiore con zenzero, le fave africane con cipolla tritata e spezie e le melanzane con pomodoro e cumino. Poi la carrellata di rito delle tajine di carne, a volte accompagnate da cous-cous, ne ricordo con piacere una a base di manzo con cannella e zucchero a velo, tanto insolita quanto deliziosa.
Poi c’è il Riad Fes Relais & Chateaux (seconda gallery), un luogo da mille e una notte che si trova nel cuore della città medievale. Nella cornice delle sue architetture moresche, tra gli intarsi degli stucchi in gesso e polvere di marmo e alla luce molto ma molto fioca delle lampade, ho mangiato piatti understatement molto sofisticati; ma state attenti alla pastilla tradizionale, che è ripiena di carne di piccione, il quale per quanto prelibato, potrebbe non piacere a tutti. Comunque chapeau al servizio impeccabile e alle porzioni perfette, insomma se venite qui vestitevi bene e rispolverate le care, vecchie, buone maniere. Che a tavola, non guastano mai.
Continua a leggere: Ristoranti a Fes: La Maison Bleue e il Riad Relais & Chateux
Parlando di viaggi e cucina, quando dici Marocco la prima cosa che ti viene in mente è il cous-cous, ma posso dire per certo che qui la parola che impari subito dal menu è “tajine” (e se devo dirla tutta, è quello che si dice anche quando fai le foto ricordo). Sono andata in Marocco grazie all’Ente Nazionale per il Turismo del Marocco e a Easyjet, dopo un volo di circa tre ore da Milano Malpensa (e un grosso, grosso muffin al cioccolato con tazzona di caffè americano Starbucks) sono arrivata a Casablanca, da lì dopo un’ora di macchina arrivo a Rabat.
Ho pranzato al Le Grand Comptoir, un interessante mix tra ristorante tradizionale locale e brasserie parigina, con ambientazione decò anni ‘30 e dove nelle serate dal giovedì alla domenica viene suonata musica dal vivo, senza disdegnare le dj session. Qui finalmente ho provato le mie prime tajines: di pesce con pomodori e olive, di pollo con scorze di limone e la mia preferita, di manzo e cipolle servita con prugne al sesamo a parte.
Finale in bellezza con l’ottima “pastilla” con mandorle tostate e crema liquida ai fiori d’arancio, primo sentore dei profumi di questa terra, e con un ottimo tè verde alla menta, simbolo supremo di convivialità (il rito vuole che venga versato scenograficamente davanti ai commensali, nei bicchieri di vetro decorato posti in cerchio sul vassoio d’argento) e direi anche: una bella necessità dopo il lauto pranzo.
Anche in questo periodo può essere piacevole trascorre qualche giorno, magari un weekend di fine novembre, sulle rive del Lago Trasimeno, il placido specchio d’acqua che si trova in Umbria. Può essere rilassante ammirare il foliage, simpatico termine creato per indicare lo spettacolo dei boschi che cambiano colore passando dal verde al giallo al rosso, con sensibili variazioni legate al tipo di vegetazione prevalente.
Se dunque vi fate rapire dalla magia del lago scegliete un confortevole agriturismo, di quelli che dalle colline offrono una vista panoramica e sensazionale delle sponde del lago e delle isole. Preparatevi un bel programma con le cittadine e i luoghi da esplorare, senza fretta e con grande relax (altrimenti è inutile che siate venuti in Umbria!).
E poi, scegliete ancora meglio i locali dove rifocillarvi. Di ristoranti ce ne sono in effetti molti. Alcuni hanno grande fama, altri rimangono meno frequentati e spesso è bene non cercare di capire il motivo di così ridotta clientela. Io purtroppo ho tentato di farlo, a causa di un approccio troppo democratico e idealistico alla ristorazione, e non è andata bene.
Sappiate dunque che sulla sponda del Lago che guarda a occidente, ossia nella zona di S.Arcangelo, ci sono due ristoranti particolari, uno di seguito all’altro. Particolari perché servono prodotti tipici (come la mitica torta al testo), carne arrosto e altre leccornie a ciclo continuo. Il più famoso si chiama Faliero, ma è anche noto come Taverna della Maria o semplicemente La Maria a causa del cartello che recita la torta della Maria è la più buona che ci sia. Qui arrivano frotte di turisti e perugini, attratti da un menù sconfinato e da un braciere perennemente acceso, da cui arrivano in tavoli carni di tutti i tipi, accompagnate da svariati fritti e da pletore di verdure in tutte le salse (per non parlare della citata torta, talmente farcita e ricca da lasciare esausti).
Foto | RobyFerrari, Spettacolopuro
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