
Ce l’hanno fatta! E bravi i ragazzi di Highway to Khan, che sono riusciti a portare a termine il Mongol Rally a bordo di una Polo 1000cc - che vedete nella foto qui sopra pubblicata sulla loro pagina Facebook. Francesco Barbieri, Federico Maccagni e Francesco Fanelli erano partiti la il 23 luglio da Piacenza alla volta di Ulan Bator per il Mongol Rally 2011. E adesso, come si ritorna in Italia?
Se prima di scoprirlo volete ripercorrere le loro avventure, date un’occhiata ai post raccolti nella categoria Highway to Khan: Travelblog al Mongol Rally 2011
E dieci: decima puntata per Highway to Khan. Continua il reportage dal Mongol Rally di Francesco Barbieri, Federico Maccagni e Francesco Fanelli, partiti da Piacenza il 23 luglio scorso. La Mongolia e Ulan Bator ormai sono vicine. Ma intanto, c’è il Turkmenistan: seguite le loro avventure sul blog di Highway to Khan e sulla loro pagina Facebook.
Frontiera di Baijiran, sul crinale tra l’Iran e il Turkmenistan, da una parte gli altipiani arrostiti dal sole, dall’altra il deserto del Karkum, il più caldo dell’Asia centrale: quassù, su questa corda da funanbolo tesa tra due mondi lontanissimi e forse inconciliabili, soffia una brezza leggera, alpina, quasi fredda. Il vento si infila tra i vestiti, sferza la pelle ormai abituata all’arsura bruciante della terra degli Ayatollah, stuzzica le narici, e insinua piccoli brividi tra le scapole.
Alla pelle d’oca che rende le braccia come carta vetrata concorre però anche un altro fattore, in principio confuso, quasi inconscio, poi via via più definito e chiaro: i volti e la fisionomia dei quasi imberbi militari turkmeni, come in un deja vu che sa di libri di storia, di vecchie fotografie in bianco e nero, di racconti antichi. Di neve di sessant’anni fa, neve di freddo, di fame, di gelo nel cuore. Neve di guerra.
Continua a leggere: Mongol Rally, il reportage di Highway to Khan - decima parte
Highway to Khan: a che punto sono? Al momento penso siano in Kazakistan, da dove ieri ci hanno inviato il secondo video. Un video che ci porta però indietro di qualche giorno, quando il Mongol Rally di Francesco Barbieri, Federico Maccagni e Francesco Fanelli era ancora agli inizi. Seguite le loro avventure sul blog di Highway to Khan e sulla loro pagina Facebook.
Nona puntata: iniziavano a preoccuparci, ma i ragazzi di Highway to Khan devono accelerare e c’è meno tempo tempo per scrivere. In ogni caso continua il Mongol Rally di Francesco Barbieri, Federico Maccagni e Francesco Fanelli, partiti il 23 luglio scorso da Piacenza alla volta di Ulan Bator. Oltre che su Travelblog, seguite le loro avventure sul blog di Highway to Khan e sulla loro pagina Facebook.
Il museo che dovrebbe celebrare la peggiore catastrofe ambientale della storia quasi non esiste: è una stanza all’interno di una misera casa della cultura di epoca sovietica, tra un teatrino in penombra dove si svolgono le prove di un balletto scolastico e un ufficio che potrebbe essere uscito dalla penna di Dino Buzzati, a galla in un tempo imprecisato dove non accade nulla e nulla mai accadrà: un semplice trillo del telefono avrebbe la forza di un meteorite, in questa Fortezza Bastiani persa ai confini occidentali della Repubblica Uzbeka, vicinissima alle lande desolate del Kazakistan.
Sono esposte foto e brutti quadri che raccontano un mondo che non esiste più. Animali malamente impagliati appesi alle pareti, lupi, linci, falchi pescatori, donnole, nutrie, lontre e un aquila inchiodata per le ali come in croce a ricordare che qui, una volta, c’era vita.
Continua a leggere: Mongol Rally, il reportage di Highway to Khan - nona parte
Ottava puntata: stavolta i ragazzi di Highway to Khan ci raccontano dell’Iran. Il Mongol Rally di Francesco Barbieri, Federico Maccagni e Francesco Fanelli prosegue. Partiti il 23 luglio scorso da Piacenza, quando arriveranno a Ulan Bator, in Mongolia? Seguiteli su Travelblog per scoprirlo, e naturalmente sul blog di Highway to Khan e sulla loro pagina Facebook.
“Yamir Youssef viveva al Il Cairo, e tutte le notti faceva lo stesso sogno: sognava un uomo, tutto bagnato, che si toglieva una moneta di bocca e gli diceva: - Yamir, la tua fortuna è a Teheran. Tu devi partire, e andare a Teheran. Una settimana, un mese un anno sempre lo stesso sogno, finalmente Yamir prese il fagottino e partì. Arrivò a Teheran sull’imbrunire, nello stesso momento in cui nella piazza dove si trovava arrivavano dei briganti. I briganti rapinarono tutti, lasciarono tre o quattro morti in giro e scapparono. Quando giunse la polizia c’era solo Yamir, come un fesso, in mezzo alla piazza. La polizia lo arrestò, lo prese a legnate per tre giorni.”
Teheran: hic sunt leones. Basta nominarla, e gli occhi degli interlocutori si sgranano. Dalla Repubblica Ceca alla Bulgaria, passando per l’Ungheria e la Serbia, è sempre la stessa storia: non passate in Iran. In Turchia diventa un mantra, ripetuto ossessivamente da tutti: lo stato canaglia, quello di cui tutte le televisioni parlano mostrando donne velate, tumulti di piazza, le bandiere degli Usa bruciate e una specie di psicopatico integralista al governo, è un vicino scomodo.
Continua a leggere: Mongol Rally, il reportage di Highway to Khan - ottava parte
È sempre bello quando mi arrivano mail che si chiudono con “Siamo a Teheran”, perché so che sono loro: il team di Highway to Khan procede verso Ulan Bator per il Mongol Rally. Oggi pubblichiamo la settima puntata del viaggio di Francesco Barbieri, Federico Maccagni e Francesco Fanelli, partiti il 23 luglio scorso da Piacenza.
Ha quarant’anni e potrebbe averne venti in più, se ci si limita ai tratti del viso. Occhi mediorientali, oblunghi e nerissimi, che si muovono veloci come quelli di una donnola, falcata corta e rapida come quella della lince anatoliche che abita queste montagne e un metabolismo da uccello migratore, mangiare poco e muoversi molto: ha un solo giorno per mostrarci la sua valle incantata, e non vuole perdere un solo istante.
Si chiama Muslum e fa l’apicoltore. Ha viaggiato il mondo, Canada, Germania, Francia, e poi è tornato nella terra che fu dei suoi avi. Ci tiene a mettere subito in chiaro le cose: non è né turco né curdo, ma semplicemente Dersim, come il nome perduto della sua città. Odia i nazionalismi, si definisce pagano. Quasi tutti qui la pensano come lui: le ragazze girano senza velo e con gonne corte, si beve birra come in Germania e la moschea è frequentata solo dai militari dell’esercito di stanza qui.
Continua a leggere: Mongol Rally, il reportage di Highway to Khan - settima parte
Sesta puntata: man mano che i ragazzi di Highway to Khan procedono nel loro viaggio le comunicazioni diventano più lente. Ma eccovi la sesta tappa: Francesco Barbieri, Federico Maccagni e Francesco Fanelli sono partiti il 23 luglio scorso da Piacenza per il Mongol Rally 2011, a bordo di una Polo. Vediamo cosa ci raccontano degli ultimi km percorsi:
Tappa da scalatori puri, settecento chilometri e cinque passi. Una Cuneo Pinerolo del ciclismo che fu, la Cima Coppi a quota 2600, condizioni atmosferiche estreme. La Polo, passista delle grandi pianure, deve cambiarsi d’abito e indossare i polpacci di un Charly Gaul, ansimare, boccheggiare, prendere i tornanti all’esterno e cercare zizagando la pendenza più dolce nei rettilinei.
Non ha il passo saltellante della capra o la sicurezza fiera dello stambecco, felici su qualsiasi pendenza e pronti ad esibirsi in evoluzioni antigravitazionali. Ha la camminata lenta e saggia di un mulo degli Alpini carico all’impossibile, non conosce slanci o esibizionismo, ma arriva ovunque.
Continua a leggere: Mongol Rally, il reportage di Highway to Khan - sesta parte
Doppia puntata oggi per le avventure di Highway to Khan al Mongol Rally: Francesco Barbieri, Federico Maccagni e Francesco Fanelli stanno percorrendo sulla loro VW Polo un percorso che da Piacenza arriverà fino in Mongolia. Un bel viaggetto, che Travelblog seguirà passo per passo.
Unye, Mar Nero. Terrazza a picco sulla spiaggia. La costa da Samsun a qui è di una tristezza al cui confronto la Bulgaria pare Gardaland. Pioggia, nuvole basse, palazzi come blok di Togliattigrad, ma più sbrecciati. Mare color della pece, spiagge fangose, una centrale nucleare poco più indietro, un’allegria diffusa da epoca Brezneviana.
Istanbul è una città da marinai, costruita da marinai per marinai: quando ci sei la maledici, troppi turisti, smog, traffico. Dopo il ponte Ataturk inizia a prenderti una nostalgia boia, vorresti già tornare indietro, assaporarne l’ultimo odore, perdersi in una stradina più buia delle altre, incantarsi davanti ai pescatori di Galata: come Genova, peggio di Genova.
Continua a leggere: Mongol Rally, il reportage di Highway to Khan - quinta parte
Prosegue il viaggio degli amici di Highway to Khan verso la Mongolia: Francesco Barbieri, Federico Maccagni e Francesco Fanelli a bordo della loro VW Polo stanno tagliando l’Europa per il Mongol Rally. Oggi doppia puntata, la seconda la pubblicheremo nel pomeriggio. Intanto iniziate a godervi questa.
Si scrive Sultanahmet, ma si può tranquillamente leggere Piazza San Marco, Viale Ceccarini, Forte dei Marmi. Stesse facce da italiani in gita, stesse stranianti comitive giapponesi, stessi venditori pronti a tutto. Tra cafoni in canottiera, grida belluine e negozi finto tipici, serpeggia l’unica ossessione del turista: il cibo.
Una sfilza senza pari di ristoranti sfama le eroiche truppe lobotomizzate giunte fin qui: Istanbul sicuramente non ha venduto la sua anima, troppo grande, ma il resto, inequivocabilmente, sì. Nonostante la meraviglia unica delle due Moschee, questo posto fa orrore. In questi casi, ci sono solamente due luoghi che mi risollevano il morale: i saloni da barbiere e le stazioni.
Continua a leggere: Mongol Rally, il reportage di Highway to Khan - quarta parte
A che punto sono arrivati i ragazzi di Highway to Khan? La strada del Mongol Rally verso Ulan Bator è bella lunga, ma intanto loro tre - Francesco Barbieri, Federico Maccagni e Francesco Fanelli - tra un trasferimento e l’altro sono riusciti a pubblicare un video che riassume le prime tappe che hanno percorso.
A presto con la prossima puntata, intanto fate un giro sul loro blog.