Queste sono le storie che noi viaggiatori di tutto il mondo amiamo, storie di persone coraggiose che decidono di cambiare radicalmente il corso delle loro vite abbandonando città, amici e parenti per trasferirsi dove il fato li trasporta e dove il cuore batte all’impazzata. In questi racconti di vita l’amore è sempre quell’ingrediente che porta a scelte così radicali: l’amore per una persona, l’amore per una spiaggia, l’amore per i sapori e i colori di un paese lontano.
Questa è la storia di Eliana Uboldi una ragazza milanese che si è trasferita in una delle più belle isole Tailandesi, Koh Lipe (definita anche la perla delle Andamane) e ha avuto la brillante idea di aprire una gelateria. Lekka Lipe si trova all’inizio della Walking Street, a 50mt dalla Pattaya Beach ed è frequentata sia dai turisti sia dalla gente del posto. Con 75 gusti del migliore gelato artigianale italiano, prodotto interamente senza conservanti o coloranti, gli affari vanno alla grande e lasciare l’isola senza assaggiare il miglior gelato della Thailandia sarebbe davvero un peccato. Ecco come Eliana ci racconta la sua avventura con una breve intervista:
Com’è iniziata la tua avventura in Thailandia e perché proprio una gelateria?
Fino a cinque anni fa ero una venditrice di moda a Milano, poi durante una vacanza in Thai mi sono accorta di non avere tutta quella nostalgia del mio mondo. Senza premeditazione ho annullando il biglietto di ritorno e ho iniziato a viaggiare in lungo e in largo per l’Asia, dalla Cambogia al Myanmar, da Singapore al Nepal. Un bel giorno sono sbarcata casualmente qui a Koh Lipe. Da subito ho avuto la sensazione di aver finalmente trovato qualcosa che non sapevo stessi cercando, realizzando il vero significato del perdersi per ritrovarsi. Dopo aver instaurato rapporti con diversi locali e grazie alla nuova centrale elettrica che consente la produzione di corrente costante, l’idea del gelato mi è venuta abbastanza naturalmente sotto i 35C°.
Continua a leggere: The Ice Cream Lady sull’isola di Koh Lipe-Thailandia
Spesso si sente dire “città fantasma” ma personalmente quante ne abbiamo viste? Magari alcuni di voi, in occasione di alcuni viaggi, hanno potuto ammirare con i propri occhi vie, strade, case completamente abbandonate al proprio destino.
In caso non vi fosse mai capitata l’occasione, oggi vi mostriamo alcuni magnifici -e allo stesso tempo inquietanti- scatti di quello che rimane di un paese, di un luogo, che ancora esiste sulla cartina ma che sembra abitato solo dai fantasmi del passato.
Ecco le città che vedrete: Pripyat (Ucraina), Sanzhi District (Taiwan), Craco (Italia), Kolmanskop (Namibia), Oradour-sur-Glane (Francia) e Centralia (Pennsylvania).
Ammettetelo: siete tra coloro che hanno visitato la Torre di Pisa e non hanno resistito alla tentazione di mettersi in posa con le mani fingendo di tenerla, spingerla o a cui appoggiarsi? Se la risposta è sì, siete stati fortunati perchè potevate trovare i protagonisti di questo video che si divertono a improvvisarsi disturbatori.
Niente di antipatico o fastidioso, anzi. Reagiscono come verrebbe da fare vedendo certe pose: correre a battere il cinque, per esempio.
Fantastiche le reazioni dei turisti, tra il sorpreso e il divertito. La prossima volta che sarò a Pisa lo voglio fare assolutamente!
La Torre Eiffel è il monumento più noto e famoso di Parigi ed è conosciuto in tutto il mondo come simbolo della città e, spesso, della Francia stessa.
Oggi vogliamo mostrarvi interessanti scatti da diverse angolazioni e,soprattutto, in differentu stagioni dell’anno. Dal sole caldo e dal cielo sereno fino alla neve e ai fuochi d’artificio in una notte buia. Al centro delle immagini, sempre protagonista, svetta sempre la Tour Eiffel.
Alla fine di questa gallery, è evidente come sia di giorno che di notte, sia col bel tempo che col freddo, il fascino del monumento non cambi affatto.
Foto della Torre Eiffel, giorno e notte
Continua a leggere: La Torre Eiffel a Parigi, foto nelle diverse stagioni dell'anno
Visto i continui articoli di viaggio e gallerie fotografiche sulla bellezza del paesaggio e sulle varietà etnico-culturali, oggi ho deciso di pubblicare un articolo e una gallery dedicati alla simpatica tipologia canina incontrata durante i miei vagabondaggi asiatici.
In Asia, a seconda dell’altitudine e della zona geografica, si riscontrano diverse tipologie di cane che possono essere suddivise in: cani dal pelo lungo (in genere vicini alle zone montane/himalayane), cani dal pelo raso (in genere abitanti delle città e zone costiere), cani dalle gambe corte (zona non specificata) e cani patchwork o dai mille colori (zona non specificata).
I cani dal pelo lungo, sono spesso aggressivi e territoriali, atteggiamento dovuto alla presenza dei “geni pastore” e quindi alla spinta innata a controllare il gregge e proteggerlo da eventuali aggressori. La loro è un’organizzazione di tipo oligarchico in cui l’élite si incontra per un meeting mensile nel quale vengono discusse le regole gerarchiche e di comportamento che vengono continuamente messe in discussione dal resto della società canina presente sul territorio. Tipicamente di colore scuro e con gli occhi piccoli, a prima vista possono sembrare i classici cuccioloni da strapazzare di coccole ma prima di avvicinarvi, vi consiglio di leggere il linguaggio corporeo: una coda scodinzolante e un’aria allegra in genere sono il via per un contatto amichevole; una posizione tesa e uno sguardo fisso pronto a intuire ogni vostro movimento, è un chiaro invito a “ se fai ancora un passo ti ritrovi senza un polpaccio amico…”. D’animo aristocratico, sono incorruttibili con una morale retta e un’etica esemplare. Inutili bistecche o salsicce per assicurarvi la loro fedeltà. La femmina viene vista come strumento di riproduzione e non possiede nessun potere decisionale.
Questa gallery vuole mostrare i tanti lati colorati della città di Singapore.
Edifici, palazzi e scale che sembrano tanti arcobaleni creati proprio per illuminare certe aree della città.
Vi mostriamo alcune immagini, in un tripudio di colori che sicuramente spengono il grigiore di palazzi e vie, rendendo vive le strade e le mura.
Non sarebbe bello poter vedere scatti simili nelle nostre metropoli italiane?
Singapore tra vie e palazzi colorati
Continua a leggere: Singapore: i tanti colori e 'arcobaleni' della città
Porto Verde non è vicino a Capo Verde e neppure ad altre località esotiche della costa africana. Si trova invece sulla costa adriatica, per l’esattezza a Misano. Chi non apprezza in modo particolare la riviera in questione probabilmente non c’è mai stato e nemmeno ci andrà mai. Altri invece lo conosceranno bene per averci trascorso le ultime 25 estati, magari sempre nello stesso albergo e sui lettini dello stesso bagno.
Per i primi, che non avrebbero modo di sapere come è fatto questo posto, e per i secondi, che avranno già nostalgia del luogo e non vedono l’ora di ripartire per raggiungerlo, ecco alcuni scatti fuori stagione: cartoline dal mare in una giornata uggiosa e piuttosto umida.
In ogni modo, un lungomare colorato, molto curato e ricco di piccoli dettagli curiosi, come il moscone sul tetto del bar, il barometro a corda, le fontane sferiche, la musica in filodiffusione e le cabine pastello, ci ha fatto - quasi - dimenticare il maltempo.
Continua a leggere: Al mare fuori stagione: cartoline da PortoVerde
La nostra esplorazione dei marae di Huahine è cominciata con le nuvole ed una guida vestita in maniera curiosa. Sperando in una schiarita e con la voglia di scoprire qualcosa in più sulla storia di quest’isola, siamo partiti per un tour di alcuni siti archeologici. E Huahine è il posto ideale per questo viaggio indietro nel tempo: accanto al villaggio chiamato Maeva - a due passi dal Maitai Lapita Village - è stata scoperta per esempio la più grande concentrazione di marae pre-europei di tutta la Polinesia. E proprio da lì è iniziato il nostro tour.
La guida, sfoggiando fieramente un gonnellino, una coroncina di foglie ed una collana di noci di tamanu - pianta medicinale che si trova un po’ dappertutto qui in Polinesia Francese - ci tiene a raccontare la storia dei luoghi sacri di quest’isola dalla vegetazione lussureggiante e selvaggia. Ci spiega che i marae erano al centro della vita sociale e religiosa del passato e costituivano il luogo dove era possibile stabilire una connessione tra il popolo e gli Dei. Le cerimonie condotte in questi monumenti dalle dimensioni spesso notevoli erano infatti un insieme di preghiere ed invocazioni (e talvolta anche qualche sacrificio umano) durante il quale si cercava l’aiuto delle antiche divinità. L’entrata ai marae era riservata ai soli uomini in quanto le donne venivano considerate impure.
Queste costruzioni, oltre ad avere una funzione religiosa, ne avevano anche una sociale ed una politica. Per fortuna nel XIX secolo Teuira Henry (1847-1915), analizzando il lavoro lasciatole dal nonno missionario John Muggridge Orsmond (1788-1856), mise come lui per iscritto le sue osservazioni riuscendo a tramandarci così qualche informazione sui marae polinesiani.
Come per esempio la descrizione delle sei categorie in cui si dividevano. Tre gruppi erano dedicati alle funzioni pubbliche: il marae “internazionale” di Taputapuatea (centro religioso e culturale di tutta la Polinesia, situato nell’isola di Raiatea), i marae “nazionali” e quelli “locali”. Gli altri tre gruppi invece erano destinati a funzioni private: i marae “familiari”, i marae “sociali” (dedicati al Dio principale di ogni clan) ed i marae “specialistici” (di proprietà di un gruppo che condivideva la stessa professione, come i guaritori, gli scultori, i costruttori di canoe etc.).
Continua a leggere: Viaggio in Polinesia Francese: Huahine ed i suoi marae
Il The Castle Resort in Pokhara è una delle scelte migliori tra gli alberghi che la cittadina offre. Situato in cima alla montagna, regala una delle viste più belle nella valle e una pace e tranquillità introvabile altrove. L’albergo, la cui architettura ricorda proprio quella di un castello, è gestito da una gentilissima coppia europea, Joe e Sofia, che ha portato in Nepal un pizzico d’Irlanda e Portogallo insieme. Se siete rientrati da uno dei tanti trekking nella valle o se siete reduci da una visita nella caotica Kathmandu, questo è il posto migliore per rilassarsi nel verde, tra il profumo della buganvillea e delle rose dello splendido giardino.
Qui, scordatevi le scarpe perché non c’è nulla di più piacevole che passeggiare a piedi nudi sull’erba vellutata e dondolare sull’amaca con vista diretta sul lago. La piscina riscaldata, il tavolo da ping-pong, le freccette, il campo da volano e il trampolino gigante sono degli ottimi passatempi per i bambini e non solo. Oltre all’ottima ospitalità, allo staff eccellente e all’attenzione per il dettaglio, quello che differenzia il The Castle Resort dagli altri hotel in Nepal, è l’ottima cucina: il variegato menu offre cucina sia continentale sia nepalese e le pietanze sono cucinate da mani con un’esperienza invidiabile… insomma anche i palati più esigenti saranno accontentati!
Ecco come Joe presenta il The Castle Resort tramite una breve intervista:
D.: In che modo avete deciso di costruire il The Castle Resort proprio a Pokhara?
R.: Dopo intensi viaggi per tutta l’Asia, continuavamo a ritornare in Nepal e specialmente a Pokhara. Un giorno ci siamo incamminati su questa collina e ci siamo seduti su quest’erba soffice ammirando il panorama e abbiamo pensato che qui, avremmo potuto fare qualcosa!
D.: Da quanti anni gestite il The Castle Resort?
R.: Dopo aver creato una società in Kathmandu con lo scopo di gestire un resort turistico nelle vicinanze, siamo stati in grado di possedere il 100% delle azioni della compagnia. Abbiamo impiegato quasi quattro anni a livellare il terreno delle risaie suddiviso in terrazze e così abbiamo costruito il The Castle Resort. Siamo attivi da dieci anni.
D.: Che genere di atmosfera si può ritrovare al The Castle Resort?
R.: Un’atmosfera rilassante, dove puoi sdraiarti sull’amaca nel tuo giardino privato o nella piscina, in serata venire al Branigan’s Irish Pub per discutere dei tuoi programmi e scoprire che gli ospiti del resort sono felici di condividere le loro esperienze di viaggio tra India e Nepal.
Continua a leggere: Intervista al The Castle Resort in Pokhara-Nepal
Le foto che vedete in questa affascinante gallery sono state scattate al Lago Bajkal, un lago della Siberia meridionale.
Un gruppo di ragazzi aveva un sogno: pattinare sul ghiaccio di questo lago. Ci sono volute due settimane intere per riuscire ad attraversare questi 400 km.
Il risultato è la magnifica avventura che potete rivivere in questa serie di foto su Travelblog
Pattinando sul lago Baikal in Siberia
Continua a leggere: Pattinando sul ghiaccio del lago Baikal, 400 km in due settimane