Il Nyamulagira, il più attivo vulcano d’Africa (dal 1885 ad oggi sono state contate oltre 40 eruzioni), si è risvegliato dal suo ricorrente sonnellino, ed a ripreso ad eruttare lava e lapilli, quasi avesse programmato un suo personalissimo show nel cuore del Congo. Show che sta andando verso il tutto esaurito, visto il successo che sta riscuotendo tra i globtrotters che stanno accorrendo fin qui da tutti gli angoli del mondo.
Siamo oltre i 3.000 metri, in quello che si chiamava il cuore dell’Africa nera, vicino ai confini con il Ruanda e l’Uganda. La regione, dominata dalla catena dei monti Viruinga che raggiungono i 4.507 metri con il Karisimbi, era nota ai più soprattutto per i gorilla di montagna, che Elena ha avuto la fortuna di incontrare nel Bwindi Impenetrable National Park (avete notato l’aggettivo?) , dopo un’impegnativa trekkata di oltre 8 ore (e non mi stupirei se Elena fosse tornata in Congo per fare il bis).
300 dollari è la tariffa per essere guidati sotto le pendici del vulcano, 100 dei quali rimarranno (lo voglio credere), alla comunità locale per costruire scuole ed ospedali. Insomma se ce ne fosse bisogno, un incentivo in più per prendere il primo volo per il Congo.
Altri video di eruzioni vulcaniche, per gli amanti di questi spettacolari fenomeni naturali; marzo 2009 l’eruzione sottomarina dell’Hunga Ha’Apa alle isola Tonga, Aprile 2009 l’eruzione del La Cumbre sulle isole Galapaos, marzo 2011 il Kilauea alle Hawaii e agosto 2011 l’Etna.
p.s. manco a dirlo, che in questo momento i meteorologi stanno valutando l’impatto delle ceneri sulla sicurezza aerea…

Rientrata da qualche giorno in Italia, vorrei raccontarvi una delle esperienze più straordinarie che possano accadere nelle foreste dell’Africa equatoriale, ovvero l’incontro ravvicinato con un gruppo di gorilla di montagna nel loro ambiente naturale. I gorilla di montagna sono purtroppo una specie in pericolo di estinzione a causa del bracconaggio, delle malattie e della deforestazione: ne rimasti meno di 700 tra i confini di Uganda, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo. Forse ne avrete sentito parlare alla fine di luglio quando sono stati uccisi diversi esemplari nel parco dei Vulcani, ma anche pochi giorni fa ci sono stati degli scontri a fuoco nella zona del Virunga. Oltre ai pericoli legati all’ambiente anche l’instabilità politica di alcune zone non gioca a favore della salvaguardia di questa specie.
Un paio di settimane fa ho avuto la fortuna di effettuare un trekking nel parco nazionale di Nkuringo, nel Bwindi Impenetrable National Park (un nome un programma!), dove, dopo quattro ore di sali e scendi nelle splendide montagne ugandesi, ho incontrato un’intera famiglia di gorilla. Vedere a così breve distanza tutte queste meravigliose creature così simili a noi, dai giovani al possente silverback, mentre si spostano, riposano, mangiano piante di banano selvatico e ti guardano coi loro occhi interessati, è davvero una cosa che faccio fatica a descrivere. Si ha proprio l’impressione di avere a che fare con esseri assolutamente coscienti della situazione: il 96% di dna che abbiamo in comune si legge tutto nei loro sguardi!
Il trekking di Nkuringo siembra sia uno dei più faticosi della regione (lo posso testimoniare personalmente, con 8 estenuanti ore di cammino su e giù per le ripide montagne tra Uganda e Congo R.D. e persino una compagna di viaggio portata via in lettiga dai portatori per crampi), ma dà l’occasione di ammirare, oltre ai gorilla nel fitto della foresta, dei paesaggi estremamente affascinanti, le colline verdeggianti, i villaggi, le piantagioni di tè e di banane, le cime maestose dei vulcani. Prima di iniziare il gorilla tracking, si percorre in matatu (lo scalcinato mezzo di trasporto pubblico in Uganda) una strada dissestata lungo la quale, nella nebbia dell’alba, si riconoscono le sagome rosate delle montagne. Poi, in gruppi di 8 persone più le guardie forestali, si attraversano le piantagioni di tè e i villaggi fino al primo guado, armati di zaino con abbondante acqua e provviste. Quando infine si raggiunge il luogo dove i tracciatori hanno individuato i gorilla (che ovviamente si spostano di giorno in giorno) ci si immerge nel più totale silenzio, interrotto soltanto dalle loro voci e dal frusciare della foresta sotto i loro (e i nostri) passi. Qui spesso il pendio è talmente scosceso che si è costretti a scivolare trovando appiglio nella folta vegetazione. E poi, con negli occhi le immagini indimenticabili di queste creature selvagge, si risale infine sulla montagna per ore e ore prima di raggiungere la base.
La foto proviene dal mio album personale che sto provvedendo ora ora a caricare sul web.
Per immaginare di trovarsi nel bel mezzo della foresta equatoriale, forse può bastare questo tour vituale nel Parc National des Volcans in Ruanda. Nel paese vivono molte specie differenti di primati, tra cui i rari gorilla di montagna, che si distribuiscono nella zona di confine con l’Uganda e la Repubblica Democratica del Congo, tra Virunga, Bwindi e Mgahinga.
Se seguite le freccette indicate lungo i percorsi, potrete sperimentare virtualmente alcuni dei trekking che, come vi ho già confessato in passato, sono nella mia lista dei desideri.
Sul sito di Geomotion Global Village trovate poi la mappa interattiva con la possibilità di visitare virtualmente parchi e città ruandesi, da Kigali a Kibuye, alle piantagioni di caffé sparse in tutto il paese, in particolare nei pressi del lago Kivu.

Tam Tam Femme è un’associazione internazionale che si occupa di fornire informazioni pratiche e supporto alle donne che decidono di trasferirsi o anche solo di viaggiare in Africa.
E’ una vera e propria rete che si autofinanzia, costituita da donne locali e straniere che vivono in Africa e spesso lavorano in progetti locali, che si rendono disponibili ad aiutare, accogliere e orientare le viaggiatrici.
Inoltre Tam Tam Femme diffonde informazioni su progetti, associazioni, attività e iniziative in Africa.
E’ possibile iscriversi gratuitamente.
Valentina mi ha passato il link per un estratto, uscito sull’Independent, del nuovo libro Geldof in Africa disponibile anche come audiobook. La rockstar ha prodotto anche un reportage in otto parti per la BBC, che probabilmente non è difficile trovare sui netowrk peer to peer come EMule: i paesi che attraversa, puntata per puntata, sono Ghana, Benin e Mali ad Ovest, RD Congo e Uganda al centro e nella parte est del paese Ethiopia, Tanzania e Somalia. Esiste un altro documentario, filmato al seguito delle Nazioni Unite nella zona di Kisangani nel nord del Congo, citata da Geldof come location del film The African Queen con Bogart e la Hepburn quando la città si chiamava Stanleyville. Approfondite con i link se non vi spaventa l’idea dei mitra AK47 venduti con il colpo in canna a sei dollari sulla piazza del mercato.
Eppure quant’è bella Kinshasa! Nel suo caos è una regina. In certi pomeriggi il sole rimane alto, enorme, quasi rosso. Riempie tutto. Il furgone avanza e sembra quasi che galleggi verso l’orizzonte. Pensandoci bene - al sole, ai corsi d’acqua, al sottosuolo, alle foreste del Congo - c’è da impazzire, perché non si riesce a trovare un filo logico, un filo che spieghi la matassa dell’insensatezza del nostro mondo miope, del nostro benessere che fa male a tutti quanti, dell’umana stupidità che di tutti gli altri mali è sovrana.
La sabbia nera di Masina di Fabiana D’Ascenzo, pubblicato ieri su Peacelink.